sabato 22 marzo 2008

LIBIA



LIBIA





"Tripoli bel suol d'amore, sarai italiana al rombo del cannone", sulle note di questo motivetto il 28 Settembre 1911 iniziava l'avventura coloniale in Libia, un'avventura che durerà quasi 32 anni, fino al Gennaio 1943 quando il tricolore verrà ammainato per sempre dalle torri della capitale libica.
La storia della colonizzazione italiana è una storia piena di ombre, soprattutto nel periodo che segue il Primo conflitto mondiale, contrassegnato dalla spietata repressione della resistenza senussita, e di illusioni.
La logica imperiale del Fascismo prevedeva la trasformazione di quello che verrà poi definito uno "scatolone di sabbia" in una florida colonia rurale capace di dare terra e lavoro a migliaia di famiglie italiane ( nel 1939 gl'italiani erano circa il 13% della popolazione n.d.r) che tuttavia rimarranno in Libia anche dopo la fine della colonizzazione e fino ai primi anni '60.
A seguito della sconfitta italiana nella II Guerra Mondiale, di cui il Nord Africa fu uno dei teatri di battagli più epici sia per gl'italo-tedeschi di Rommel che per gl'Alleati di Montgomery, la Libia riacquistò l'indipendenza ufficialmente il 24 Dicembre 1951, come monarchia costituzionale affidata alla dinastia filo-occidentale dei senussiti e a re Idris I.
Ammessa alla Lega Araba nel 1953 e all'O.N.U. nel 1955 la Libia, poverissimo stato del Nord africa conobbe un vero e proprio boom nel 1961, quando si iniziarono a sfruttare le immense ricchezze petrolifere scoperte qualche anno prima nel suo sottosuolo.
Quello "scatolone di sabbia" era in realtà pieno di Petrolio ma a trarne i vantaggi non furono ne gl'italiani, ne tantomeno i libici, bensì le grandi compagnie petrolifere anglo-americane, grazie alle generose concessioni di re Idris.
La generosità del monarca africano vers gl'occidentali provocò notevoli malumori nel'entourage militare libico e, soprattutto, tra i giovani ufficiali cresciuti con le idee Panarabe e Antimperialiste del Presidente egiziano Nasser.
Il I Settebre 1969 un complotto ordito da questi gioveni ufficiali e capeggiato dal giovane colonnello Muammar Gheddafi ebbe successo e spodestò la monarchia proclamando la Repubblica Socialista Araba di Libia.
Ben presto Gheddafi divenne il capo indiscusso e carismatico del nuove regime e cercò di instaurare in Libia una sorta di terza via tra Capitalismo e Comunismo, un vero e proprio socialismo nazionale alla libica e pertanto nazionalizzò tutte le imprese e le concessioni straniere sul suolo ( e nel sottosuolo) nazionale.
Questa nuova politica aggressiva nei confronti degli occidentali ebbe come primi risultati l'esodo di quasi 20000 italiani rimasti in Libia dopo la guerra, con relativa confisca dei loro beni e una rottura netta delle relazioni internazionali con gl'ex alleati della Nato, soprattutto USA e Gran Bretagna.
Gheddafi si avvicinò allora all'Unione Sovietica, ma soprattutto cercò di porsi come leader della riscossa anticoloniale del mondo arabo e del continente africano, finanziando e addestrando molte organizzazioni di stampo terroristico e proprio a causa di ciò e del presunto coinvolgimento di terroristi libici nel disastro aereo di Lockerbie il 21 Dicembre 1988 portarono alla risoluzione O.N.U. n. 748 e al relativo embargo contro il regime del colonnello.
La situazione cambiò negli anni '90, quando la nuova politica di appeasement isolò la libia a livello internazionale e ammorbidì le posizioni del colonnello, soprattutto nei confronti dell'Italia e dell'Europa.
Dopo l'11 Settembre la Libia ha deciso finalmente di collaborare con la comunità internazionale nelle lotta al terrorismo, anche se già dal 1999 la collaborazione sul caso Lockerbie aveva portato alla fine dell'embargo economico, e la distensione dei rapporti anche con l'Italia ha porato ad una soluzione che risarcisse contemporaneamente i libici per le vessazioni subite durante la dominazione coloniale e sia degli italiani ingiustamente espulsi da quella che era ormai divenuta la loro nuova casa.

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