

A seguito della Guerra d’Algeria (1954-1962), che aveva visto scontrarsi l'esercito francese e i francesi d’Algeria da una parte e il Fronte di Liberazione Nazionale (FLN) ed altri gruppi indipendentisti algerini dall’altra, l’Algeria divenne nel luglio 1962 un Paese indipendente, libero, dopo oltre un secolo, dal dominio coloniale francese.
I mesi seguenti furono segnati dagli scontri per il potere tra le varie fazioni in cui si dividevano i patrioti algerini, finché, il 20 settembre 1962, si tennero le elezioni per l’Assemblea Costituente che videro vincitore Ahmed Ben Bella, esponente del FNL, che fu designato capo del Governo.
Ben Bella progettò una serie di riforme sociali, di ispirazione socialista, ma non ebbe il tempo di attuarle in quanto nel 1965 l’esercito prese il potere e lo affidò al colonnello Houari Boumédienne, ministro della difesa di Ben Bella e suo compagno durante la lotta di liberazione.
Houari Boumédienne
Durante la presidenza Boumédienne (1965-78) l’Algeria raggiunse una posizione di grande prestigio internazionale, guidando, insieme alla Jugoslavia di Tito e a Fidel Castro, lo schieramento dei Non-Allineati e sostenendo le lotte di liberazione dei Paesi del Sud del Mondo.
In Patria Boumédienne portò avanti una politica di ispirazione socialista, statalizzando l’industria petrolifera e puntando sullo sviluppo dell’industria pesante; in seguito venne promossa la riforma agraria e venne istituito un servizio di assistenza sociale.
Nel 1976 la Costituzione venne modificata e l'Algeria divenne ufficialmente uno Stato socialista.
Sotto Boumédienne l’ Algeria, grazie anche all’abbondanza di materie prime, conobbe un periodo di crescita economica segnata da uno sviluppo relativamente rapido e intenso.
Con la morte di Boumédienne, nel 1978, iniziò il processo di arretramento dell’Algeria, in parte dovuto all’inettitudine della classe dirigente del FLN e alla corruzione e al clientarismo diffusi tra i suoi membri che portarono, tra l’altro, al fallimento della riforma agraria e al ristagno economico.
Nel 1978 salì al potere il colonnello Benjedidi Chadli , il quale fu rieletto nel 1984 e nel 1988.
Pur promuovendo la democratizzazione del Paese (nel 1989 la nuova Costituzione introdusse il multipartitismo mentre prima il FLN era l'unico partito legale) Chadli non seppe opporsi al degrado etico e politico della classe dirigente algerina.
Gli integralisti del FIS si dimostrarono ancora più corrotti ed incompetenti della dirigenza del laico FNL e in poco tempo l’amministrazione locale andò in pezzi.
Il FLN vinse anche il primo turno delle elezioni politiche del dicembre 1991; a questo punto Chadli diede le dimissioni e al suo posto si insediò l ’alto comitato di Stato, che annullò il voto contrario al FLN, sciolse il FIS e proclamò lo stato di emergenza.
Nel 1992 il potere fu preso da una giunta militare guidata da Mohammed Boudiaf, il quale venne però assassinato pochi mesi dopo essere diventato Presidente; al suo posto venne eletto Ali Khafi.
Nel frattempo la fazione armata del FIS (il GIA, Gruppo Islamico Armato), annullata la vittoria elettorale del ’91, intraprese una attività terroristica che seminò morte ed orrore nel Paese.
Zeroual si dimostrò incapace di contrastare tanto la degenerazione morale del FLN quanto il terrorismo islamico (probabilmente eterodiretto dagli occidentali).
Sotto la sua Presidenza inoltre l’esercito, un tempo custode (con il FLN) dei valori rivoluzionari, abbandonò ogni remora etica e si diede al saccheggio dello Stato.
Liamine Zeroual
Le elezioni del 1999 videro come vincitore Abdelaziz Boutefilka (tuttora Presidente).
Ex ministro degli affari esteri di Boumediène, Boutefilka era l'unico candidato in lizza dopo il ritiro degli avversari.
Nello stesso anno il FIS abbonò la lotta armata ma gli attentati terroristici non cessarono; continuano ancora oggi infatti ad agire nel Paese gruppi terroristici di integralisti islamici , sfuggiti al controllo dello stesso FIS.
Gli integralisti, che colpiscono con una ferocia ed una insistenza apparentemente inspiegabili, sono legati alle reti terroristiche di Osama Bin Laden, ai terroristi kosovari e bosniaci ed al terrrorismo stragista ceceno.
Al pari di terroristi albanesi, bosniaci e ceceni, gli integralisti algerini sono probabilmente finanziati e diretti da Israele e Stati Uniti.
Il terrorismo sembrerebbe quindi finalizzato a destabilizzare l'Algeria in modo da favorire l’ingresso economico degli USA in Algeria, Paese ricco di risorse energetiche.
Boutefilka stesso, trovando nel 1999 un Paese allo sbando, cercò di risollevare la situazione economica algerina aprendo alle privatizzazioni, all’ingresso di capitali stranieri ad ai “consigli” del Fondo Monetario Internazionale.
Persiste però ancora oggi una situazione economica difficile e, a livello politico, lo strapotere dei militari; contemporaneamente continuano gli attentati terroristici, mentre sempre più forti si fanno le pressioni delle compagnie americane e i tentativi di ingerenza da parte dei Paesi occidentali.
Il 6 Settembre 2007 vi fu un fallito attentato ai danni di Bouteflika, che era stato riconfermato Presidente dalle elezioni del 2004. Bouteflika ha affermato che dietro all’attentato vi sono leaders e capitali esteri.
La rivolta è forse in parte alimentata dalla Francia, Paese visto come alleato dai berberi della Cabila ed interessato a recuperare un’influenza economica sull’ex colonia algerina.
I berberi lamentano “l’arabizzazione forzata dell’Algeria” che sarebbe seguita alla decisione di Boumédienne di sostituire l’arabo al francese come lingua ufficiale.
Alle rivendicazioni identitarie e linguistiche si fonde, nella rivolta della Cabila, il malcontento sociale dovuto alle difficoltà dell’economia algerina.
Nonostante la decisione del Presidente Bouteflika di accettare la sostanziale parificazione del berbero e di indagare sulle gravi brutalità commesse durante la Primavera Nera del 2001 (almeno 100 morti) da membri della Gendarmeria impegnati nella repressione delle manifestazioni berbere, permane tuttora un fossato di fatto tra la Cabila ed il resto del Paese.







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