domenica 23 marzo 2008

INTRODUZIONE

I paesi Africani che si affacciano sul mediterraneo tra la fine del colonialismo e gli anni novanta furono protagonisti di un grande sforzo di riscatto nazionale sia in funzione di miglioramenti delle condizioni di vita delle rispettive popolazione sia sul piano internazionale. A ciò accenneremo sia pure in maniera sommaria, seguendo un preciso ordine geografico che muoverà da est verso ovest.
EGITTO

L'Egitto aveva potuto affrancarsi dall'Inghilterra e riacquistare la sua sovranità nel 1922 con l'ascesa al trono di re Fuad I, cui succedeva nel 1936 il figlio Farud, deposto però nel 1952 da un colpo di Stato condotto da un gruppo di ufficiali che instauravano un governo repubblicano presieduto dal colonnello Nasser.
http://it.youtube.com/watch?v=HmmqOTjrKNY&feature=related

La presidenza di quest'ultimo si ispirerà, all'interno, ad un rigoroso impegno sul piano politico e delle riforme sociali, e sul fronte esterno ad una decisa linea di ravanscismo panarabo nei confronti dell'Occidente culminato nel 1956 nell'ardita sfida della nazionalizzazione del canale di Suez che pose termine al controllo franco-britannico e bloccando, di fatto, questa importante via di comunicazione. La situazione precipita nel mese di Ottobre; a seguito di attacchi terroristici nelle zone di confine, infatti, il 20 ottobre, Israele invade il Sinai, e punta sul Canale di Suez; il 29 ottobre 1956, truppe britanniche e francesi occupano la zona del Canale, il 31 ottobre bombardano Il Cairo e il 5 novembre occupano Porto Said. Il 6 novembre l'Unione Sovietica intima ad Israele, Francia e Regno Unito, di interrompere le ostilità verso l'Egitto, minacciando un intervento diretto nel conflitto, ed anche gli Stati Uniti premono sugli alleati per porre fine al conflitto.

Sostenuto militarmente dalla stessa Unione Sovietica e dalla solidarietà dei Paesi arabi, Nasser non esitava nel 1967 a sferrare un massiccio attacco armato contro l'odiato e ostile Stato di Israele uscendo però militarmete sconfitto nel giro di soli sei giorni perdendo importanti territori.

Il 28 settembre 1970 scompariva improvvisamente Nasser e la pesante eredità fu raccolta da Answar as-Sadat il vice-presidente della repubblica egiziana. Pur non possedendo il carisma del defunto Rais egli cercò di perseguire un'accorata politica di risanamento interno, resa più difficile dai guasti materiali e morali prodotti dalla pesante sconfitta.




Nel 1973 Sadat, assieme alla Siria, guidò l'Egitto nella guerra del Ramadan (o guerra del Kippur) contro Israele, cercando di riprendere il controllo di una parte almeno della Penisola del Sinai, che era stata occupata da Israele durante la Guerra dei sei giorni. Anche se alla fine Israele bloccò l'attacco e minacciò di distruzione la stessa III Armata egiziana che aveva attraversato il Canale, le iniziali vittorie egiziane riuscirono a ridare nuovo morale degli Egiziani, gettando le basi per un accordo di pace che sarebbe arrivato anni dopo. Negli anni successivi Sadat fu noto come l' "eroe dell'attraversamento".



Dopo questa guerra la politica estera egiziana subì un avvicinamento agli Usa e anche con grande stupore e amarezza dei Paesi arabi allo stesso Israele. Infatti il 19 novembre 1977 Sadat divenne il primo leader arabo ad andare in visita ufficiale in Israele: occasione in cui incontrò il primo ministro israeliano Menachem Begin e tenne un discorso alla Knesset, a Gerusalemme. Fece questa visita dopo aver ricevuto un invito da Begin e cercò con lui un accordo di pace permanente (gran parte del mondo arabo fu scandalizzata dalla visita). Nel 1978, ciò produsse gli Accordi di pace di Camp David, per i quali Sadat e Begin ricevettero il Premio Nobel per la Pace . Comunque, l'azione fu estremamente impopolare nel mondo arabo (questo provocò l'espulsione dell'Egitto dalla lega araba) e specialmente tra i fondamentalisti musulmani. Molti ritennero che solo la minaccia della forza avrebbe spinto Israele a negoziare sulla Cisgiordania e la Striscia di Gaza, e gli accordi di Camp David rimossero la possibilità che l'Egitto, la maggior potenza militare araba, rendesse credibile questa minaccia. Come parte degli accordi di pace, Israele si ritirò dalla Penisola del Sinai in fasi successive, restituendo l'intera area all'Egitto nel 1983.



http://it.youtube.com/watch?v=AGcsIuQq32E



Nel settembre del 1981, Sadat colpì duramente le organizzazioni musulmane, comprese quelle studentesche, e le organizzazioni copte, ordinando quasi 1600 arresti. Nel frattempo il sostegno internazionale a Sadat si affievolì a causa del suo modo autoritario di governare, della crisi economica e della repressione dei dissidenti. Ancor peggio, le politiche economiche di Sadat accentuarono il divario tra ricchi e poveri in Egitto.



Ma evidentemente i suoi giorni erano contati e il 6 ottobre 1981 mentre presenziava ad una parata militare, Sadat cadde vittima di un attentato da parte di Khalid al-Islambul facente parte del gruppo al-Jihad. Scompariva così un protagonista di indiscussa statura anche se cresciuto nel segno della contraddittorietà.



http://it.youtube.com/watch?v=nwQL3N57TQE



Il suo successore fu il vice-presidente Honsnì Mubārak che diventò Presidente della Repubblica Araba d'Egitto e Presidente del Partito Democratico Nazionale ruoli che ricopre anche al giorno d'oggi.



Sotto la Presidenza Mubārak l'Egitto nel 1989 l'Egitto fu riammesso nella lega araba dopo la restituzione di Taba da parte di Israele e il progressivo reiserimento nel concerto dei Paesi arabi più radicali che si estrinsicava nella ripresa delle relazioni diplomatiche con l'Algeria, interrotte dal 1977.



Quanto al fronte interno aveva a registrarsi qualche episodio negativo tra il febbraio (disordini provocati dalle reclute della polizia e dell'esercito per il prolungamento del servizio di leva) e il maggio 1985 (stato di emergenza per scongiurare i danni provocati dai parassiti alle colture del cotone). Episodi non pregiudiziali però per l'equilibrio del Paese.



http://it.youtube.com/watch?v=iuK9JvXd6uA&feature=related



Volendo, in conclusione, stilare un bilancio di massima dell'attività e degli eventi che hanno caratterizzato a tutt'oggi la vita d'un paese come l'Egitto, situato al centro di una delle aree più delicate ed esplosive del mondo gli anni di leaderschip di Mubarak hanno testimoniato un impegnativo sforzo nella ricerca di pacifici e costruttivi equilibri , i cui risultati nell'ambito internazionale e nella ricostruzione e risanameto interno fanno oggi dell'Egitto un punto di riferimento non solo affidabile ma destinato ad un ruolo primario sia a livello regionale sia a livello mediterraneo e mondiale.

sabato 22 marzo 2008

LIBIA



LIBIA





"Tripoli bel suol d'amore, sarai italiana al rombo del cannone", sulle note di questo motivetto il 28 Settembre 1911 iniziava l'avventura coloniale in Libia, un'avventura che durerà quasi 32 anni, fino al Gennaio 1943 quando il tricolore verrà ammainato per sempre dalle torri della capitale libica.
La storia della colonizzazione italiana è una storia piena di ombre, soprattutto nel periodo che segue il Primo conflitto mondiale, contrassegnato dalla spietata repressione della resistenza senussita, e di illusioni.
La logica imperiale del Fascismo prevedeva la trasformazione di quello che verrà poi definito uno "scatolone di sabbia" in una florida colonia rurale capace di dare terra e lavoro a migliaia di famiglie italiane ( nel 1939 gl'italiani erano circa il 13% della popolazione n.d.r) che tuttavia rimarranno in Libia anche dopo la fine della colonizzazione e fino ai primi anni '60.
A seguito della sconfitta italiana nella II Guerra Mondiale, di cui il Nord Africa fu uno dei teatri di battagli più epici sia per gl'italo-tedeschi di Rommel che per gl'Alleati di Montgomery, la Libia riacquistò l'indipendenza ufficialmente il 24 Dicembre 1951, come monarchia costituzionale affidata alla dinastia filo-occidentale dei senussiti e a re Idris I.
Ammessa alla Lega Araba nel 1953 e all'O.N.U. nel 1955 la Libia, poverissimo stato del Nord africa conobbe un vero e proprio boom nel 1961, quando si iniziarono a sfruttare le immense ricchezze petrolifere scoperte qualche anno prima nel suo sottosuolo.
Quello "scatolone di sabbia" era in realtà pieno di Petrolio ma a trarne i vantaggi non furono ne gl'italiani, ne tantomeno i libici, bensì le grandi compagnie petrolifere anglo-americane, grazie alle generose concessioni di re Idris.
La generosità del monarca africano vers gl'occidentali provocò notevoli malumori nel'entourage militare libico e, soprattutto, tra i giovani ufficiali cresciuti con le idee Panarabe e Antimperialiste del Presidente egiziano Nasser.
Il I Settebre 1969 un complotto ordito da questi gioveni ufficiali e capeggiato dal giovane colonnello Muammar Gheddafi ebbe successo e spodestò la monarchia proclamando la Repubblica Socialista Araba di Libia.
Ben presto Gheddafi divenne il capo indiscusso e carismatico del nuove regime e cercò di instaurare in Libia una sorta di terza via tra Capitalismo e Comunismo, un vero e proprio socialismo nazionale alla libica e pertanto nazionalizzò tutte le imprese e le concessioni straniere sul suolo ( e nel sottosuolo) nazionale.
Questa nuova politica aggressiva nei confronti degli occidentali ebbe come primi risultati l'esodo di quasi 20000 italiani rimasti in Libia dopo la guerra, con relativa confisca dei loro beni e una rottura netta delle relazioni internazionali con gl'ex alleati della Nato, soprattutto USA e Gran Bretagna.
Gheddafi si avvicinò allora all'Unione Sovietica, ma soprattutto cercò di porsi come leader della riscossa anticoloniale del mondo arabo e del continente africano, finanziando e addestrando molte organizzazioni di stampo terroristico e proprio a causa di ciò e del presunto coinvolgimento di terroristi libici nel disastro aereo di Lockerbie il 21 Dicembre 1988 portarono alla risoluzione O.N.U. n. 748 e al relativo embargo contro il regime del colonnello.
La situazione cambiò negli anni '90, quando la nuova politica di appeasement isolò la libia a livello internazionale e ammorbidì le posizioni del colonnello, soprattutto nei confronti dell'Italia e dell'Europa.
Dopo l'11 Settembre la Libia ha deciso finalmente di collaborare con la comunità internazionale nelle lotta al terrorismo, anche se già dal 1999 la collaborazione sul caso Lockerbie aveva portato alla fine dell'embargo economico, e la distensione dei rapporti anche con l'Italia ha porato ad una soluzione che risarcisse contemporaneamente i libici per le vessazioni subite durante la dominazione coloniale e sia degli italiani ingiustamente espulsi da quella che era ormai divenuta la loro nuova casa.

venerdì 21 marzo 2008




ALGERIA













A seguito della Guerra d’Algeria (1954-1962), che aveva visto scontrarsi l'esercito francese e i francesi d’Algeria da una parte e il Fronte di Liberazione Nazionale (FLN) ed altri gruppi indipendentisti algerini dall’altra, l’Algeria divenne nel luglio 1962 un Paese indipendente, libero, dopo oltre un secolo, dal dominio coloniale francese.

I mesi seguenti furono segnati dagli scontri per il potere tra le varie fazioni in cui si dividevano i patrioti algerini, finché, il 20 settembre 1962, si tennero le elezioni per l’Assemblea Costituente che videro vincitore Ahmed Ben Bella, esponente del FNL, che fu designato capo del Governo.





Ahmed Ben Bella


L’8 settembre 1963 venne emessa la nuova Costituzione: L’Algeria divenne una Repubblica Presidenziale e Ben Bella divenne presidente.
Ben Bella progettò una serie di riforme sociali, di ispirazione socialista, ma non ebbe il tempo di attuarle in quanto nel 1965 l’esercito prese il potere e lo affidò al colonnello Houari Boumédienne, ministro della difesa di Ben Bella e suo compagno durante la lotta di liberazione.



Houari Boumédienne


Durante la presidenza Boumédienne (1965-78) l’Algeria raggiunse una posizione di grande prestigio internazionale, guidando, insieme alla Jugoslavia di Tito e a Fidel Castro, lo schieramento dei Non-Allineati e sostenendo le lotte di liberazione dei Paesi del Sud del Mondo.
In Patria Boumédienne portò avanti una politica di ispirazione socialista, statalizzando l’industria petrolifera e puntando sullo sviluppo dell’industria pesante; in seguito venne promossa la riforma agraria e venne istituito un servizio di assistenza sociale.

Nel 1976 la Costituzione venne modificata e l'Algeria divenne ufficialmente uno Stato socialista.
Sotto Boumédienne l’ Algeria, grazie anche all’abbondanza di materie prime, conobbe un periodo di crescita economica segnata da uno sviluppo relativamente rapido e intenso.

Con la morte di Boumédienne, nel 1978, iniziò il processo di arretramento dell’Algeria, in parte dovuto all’inettitudine della classe dirigente del FLN e alla corruzione e al clientarismo diffusi tra i suoi membri che portarono, tra l’altro, al fallimento della riforma agraria e al ristagno economico.


Nel 1978 salì al potere il colonnello Benjedidi Chadli , il quale fu rieletto nel 1984 e nel 1988.
Pur promuovendo la democratizzazione del Paese (nel 1989 la nuova Costituzione introdusse il multipartitismo mentre prima il FLN era l'unico partito legale) Chadli non seppe opporsi al degrado etico e politico della classe dirigente algerina.


Benjedidi Chadli

Nel 1990 si tennero le elezioni amministrative che furono vinte dal Fronte Islamico di Salvezza (FIS) di Abassi Madani .
Gli integralisti del FIS si dimostrarono ancora più corrotti ed incompetenti della dirigenza del laico FNL e in poco tempo l’amministrazione locale andò in pezzi.
Il FLN vinse anche il primo turno delle elezioni politiche del dicembre 1991; a questo punto Chadli diede le dimissioni e al suo posto si insediò l ’alto comitato di Stato, che annullò il voto contrario al FLN, sciolse il FIS e proclamò lo stato di emergenza.

Nel 1992 il potere fu preso da una giunta militare guidata da Mohammed Boudiaf, il quale venne però assassinato pochi mesi dopo essere diventato Presidente; al suo posto venne eletto Ali Khafi.
Nel frattempo la fazione armata del FIS (il GIA, Gruppo Islamico Armato), annullata la vittoria elettorale del ’91, intraprese una attività terroristica che seminò morte ed orrore nel Paese.




Ali Khafi

Nel 1994 l’alto comitato destituì Ali Khafi che fu sostituito da Liamine Zeroual, il quale fu confermato alla Presidenza dalle lezioni del 1995.
Zeroual si dimostrò incapace di contrastare tanto la degenerazione morale del FLN quanto il terrorismo islamico (probabilmente eterodiretto dagli occidentali).
Sotto la sua Presidenza inoltre l’esercito, un tempo custode (con il FLN) dei valori rivoluzionari, abbandonò ogni remora etica e si diede al saccheggio dello Stato.


Liamine Zeroual



Le elezioni del 1999 videro come vincitore Abdelaziz Boutefilka (tuttora Presidente).
Ex ministro degli affari esteri di Boumediène, Boutefilka era l'unico candidato in lizza dopo il ritiro degli avversari.
Nello stesso anno il FIS abbonò la lotta armata ma gli attentati terroristici non cessarono; continuano ancora oggi infatti ad agire nel Paese gruppi terroristici di integralisti islamici , sfuggiti al controllo dello stesso FIS.

Abdelaziz Boutefilka


Dagli anni ’90 un terrorismo islamico forsennato ha compiuto in Algeria innumerevoli stragi di civili che hanno provocato decine di migliaia di morti.
Gli integralisti, che colpiscono con una ferocia ed una insistenza apparentemente inspiegabili, sono legati alle reti terroristiche di Osama Bin Laden, ai terroristi kosovari e bosniaci ed al terrrorismo stragista ceceno.
Al pari di terroristi albanesi, bosniaci e ceceni, gli integralisti algerini sono probabilmente finanziati e diretti da Israele e Stati Uniti.

Il terrorismo sembrerebbe quindi finalizzato a destabilizzare l'Algeria in modo da favorire l’ingresso economico degli USA in Algeria, Paese ricco di risorse energetiche.

Boutefilka stesso, trovando nel 1999 un Paese allo sbando, cercò di risollevare la situazione economica algerina aprendo alle privatizzazioni, all’ingresso di capitali stranieri ad ai “consigli” del Fondo Monetario Internazionale.
Persiste però ancora oggi una situazione economica difficile e, a livello politico, lo strapotere dei militari; contemporaneamente continuano gli attentati terroristici, mentre sempre più forti si fanno le pressioni delle compagnie americane e i tentativi di ingerenza da parte dei Paesi occidentali.
Il 6 Settembre 2007 vi fu un fallito attentato ai danni di Bouteflika, che era stato riconfermato Presidente dalle elezioni del 2004. Bouteflika ha affermato che dietro all’attentato vi sono leaders e capitali esteri.


Un problema aperto rimane anche quello dei berberi della Cabila, dagli anni ’80 impegnati in una rivolta insieme sociale e culturale contro il potere centrale.
La rivolta è forse in parte alimentata dalla Francia, Paese visto come alleato dai berberi della Cabila ed interessato a recuperare un’influenza economica sull’ex colonia algerina.
I berberi lamentano “l’arabizzazione forzata dell’Algeria” che sarebbe seguita alla decisione di Boumédienne di sostituire l’arabo al francese come lingua ufficiale.
Alle rivendicazioni identitarie e linguistiche si fonde, nella rivolta della Cabila, il malcontento sociale dovuto alle difficoltà dell’economia algerina.
Nonostante la decisione del Presidente Bouteflika di accettare la sostanziale parificazione del berbero e di indagare sulle gravi brutalità commesse durante la Primavera Nera del 2001 (almeno 100 morti) da membri della Gendarmeria impegnati nella repressione delle manifestazioni berbere, permane tuttora un fossato di fatto tra la Cabila ed il resto del Paese.
Tunisia




La nazione nordafricana raggiunse l'indipendenza nel 1956. Ne fu artefice Habib Bourguiba, futuro presidente della Tunisia. Bourguiba orientò la politica internazionale su un binario di equilibrio tra gli opposti blocchi capitalista e marxista. In politica interna, dopo il fallimento del modello socialistico - collettivistico nel settore agrario ed economico, una svolta si ebbe con il primo ministro Nou Ira, che segnò la vittoria dell’ala più conservatrice del socialismo desturiano, questi perseguì una politica di conciliazione nazionale e di liberalizzazione economica. Il piano quinquennale 1977 – 1981 voluto da Bourguiba non incontrò favori nell’ambiente rurale e sindacale, al punto da innescare una serie di scioperi nel 1978, che si trasformarono in una vera e propria rivolta sedata nel sangue.





Nel 1987 sale al potere il generale Ben Alì, il quale sin da subito si adoperò per ricomporre i conflitti interni, concesse la grazia a favore di esponenti sindacali e politici. In tema di riforme istituzionali Ben Alì procedette ad una revisione della legge elettorale che consentisse di dar voce a tutte le tendenze politiche. Sul piano dei rapporti con i vicini paesi arabi, tra il 1987 e il 1988 ristabilisce relazioni diplomatiche con la Libia e l’Egitto, interrotte rispettivamente nel 1985 e il 1979. Da sottolineare l’evento storico tanto a lungo atteso, della firma di un trattato che nel 1989 dava vita, nella città di Marrakech, all’Unione del Maghreb Arabo (U.M.A.) tra Marocco, Algeria, Tunisia, Libia e Mauritania. Obiettivo era di creare uno strumento di cooperazione economica e integrazione politica e culturale.

giovedì 20 marzo 2008

MAROCCO





Protettorato francese dal 1912, portato all’ indipendenza nel 1956 dal sultano
Muhammad V, retto dal 1961 dal re Hassan II e dal 1999 dal figlio Muhammad VI,
il Marocco è attualmente una monarchia costituzionale.

La prima Costituzione risale al 1962 e recepiva un modello istituzionale di monarchia
quasi assoluta. La sostanziale mancanza di democrazia portava a forti scontri con le
opposizioni e a dure repressioni ( assassinio a Parigi del leader dell’ opposizione Ben Barka
nel 1965 che portava alla sospensione dei rapporti diplomatici con la Francia).

Nel 1972, dopo lunghe trattative con le opposizioni, veniva approvata una nuova costituzione in senso più democratico che tuttavia generava forti malcontenti tra l’ esercito ed anche tra i fino ad allora più fidati collaboratori del sultano.

Scampato fortunosamente a due gravi attentati, Hassan II per superare una situazione critica si dichiaravai disponibile ad un governo che coinvolgesse le opposizioni.

In questo periodo, il Marocco , paese fondamentalmente conservatore, si dimostra solidale
con tutto il mondo arabo e, pur mantenendo stretti rapporti con gli USA e le altre potenze occidentali,
non mostra preclusioni nei confronti dei paesi del blocco comunista.

Tuttavia l’atteggiamento assunto nei confronti del Sahara Occidentale
(ex Sahara Spagnolo - http://it.wikipedia.org/wiki/Sahara_Occidentale) e del Fronte Polisario generavano scontri non solo diplomatici con Algeria e Libia che ne sostenevano l’ indipendenza.

La questione del Sahara Occidentale, utilizzata dal governo in chiave nazionalista , dava luogo alla
“marcia verde dei 350.000 “ (5 novembre 1975) che vedeva l’occupazione pacifica da parte di coloni marocchini di quei territori con l’adesione anche delle forze di opposizione. Questa sorta di “unità
nazionale” consentiva ad Hassan II di formare un governo con la partecipazione dei leaders politici
delle opposizioni.

Il rafforzamento politico interno consentiva al governo marocchino di rendere più stretti i rapporti con gli USA e con la Spagna e di mantenere una politica di rigidità nei confronti della popolazione Saharawi e del Fonte Polisario (1982 costruzione del vallo fortificato a difesa dei giacimenti di fosfati oggetto di ripetuti attacchi armati da parte di guerriglieri del Polisario).

In questi anni la politica del Marocco è orientata sul piano interno a mantenere il precario equilibrio raggiunto. Sul piano internazionale si muove su diversi fronti: da un lato tenta un avvicinamento nei confronti dello Stato di Israele e dall’ altro verso i Paesi di cultura araba, dichiarando la propria disponibilità
ad un referendum per l’autodeterminazione del Sahara Occidentale, soluzione questa sostenuta dall’ ONU e dalla Organizzazione per l’ Unità Africana ( OUA ).

I migliorati rapporti con i Paesi islamici dell’ Africa settentrionale fa sì che il Marocco , nel 1989, sia fra i promotori dell’ Unione del Maghreb Arabo (UMA) assieme ad Algeria, Libia, Tunisia e Mauritania.

Il sia pur lento processo di trasformazione in senso democratico consente un rafforzamento dei rapporti con l’ Unione Europea.

Nel 1999 ad Hassan II succede il figlio Muhammad VI, che sviluppa una politica di maggior apertura verso le opposizioni e promuove alcune riforme istituzionali in senso occidentale.

A sostegno delle lotte del Popolo Palestinese, nel 2000 il Marocco sospende le relazioni diplomatiche con lo Stato di Israele, ma l’aver di fatto impedito lo svolgimento del referendum per l’ autodeterminazione del Sahara Occidentale torna a rendere assai tesi i rapporti con l ‘Algeria.

L’attentato terroristico alle Torri Gemelle dell’ 11 settembre 2001 e la conseguente escalation terroristica di matrice islamica coinvolge anche il Marocco che attua una dura repressione interna con forti condizionamenti anche verso la stampa. Ciò non ha impedito tuttavia l’adozione di alcune riforme, in particolare sul diritto di famiglia e matrimoniale, che hanno ancor più avvicinato il Paese alla UE con la quale intrattiene importanti rapporti economici.

Ad oggi rimane ancora sospesa la questione del Popolo Saharawi per il quale è stato predisposto un piano di pace che dovrebbe portare al referendum da lungo tempo auspicato entro il 2008.